HOME | REGISTRAZIONE | CONTATTI | LOGIN

Archivio Progetti

Padiglione sucidi e paralitici uomini

denominazione:
originaria: Padiglione Sucidi e paralitici uomini
attuale: Dipartimento di Salute mentale
ubicazione: via Edoardo Weiss, 5
progettisti:
Ludovico Braidotti
cronologia progetto:
progetto di massima: aprile 1902
progetto esecutivo: marzo 1903
cronologia costruzione:
conclusione dei lavori: 1907
imprese:
Cornel, Finetti, Venezian - Trieste
Pittel & Brausewetter - Vienna (cementi armati)
Cornel, Finetti, Venezian e Toennies - Trieste (serramenti)
proprieta: ASS1 - Azienda per i servizi sanitari n. 1 "Triestina"
Riferimenti archivistici:
  • AGCTs, Magistrato Civico, 2843, 4/3-7, 1904, esibito n. 49085 (preventivo di spesa e computo metrico estimativo);
  • AGCTs, Magistrato Civico, 2844, 4/3-7, 1905, esibito n. 52208;
  • Verbali del Consiglio della città, 22.5.1902;
  • CTs, PU, Ospedale Psichiatrico;
  • Ass1 "Triestina", Direzione Amministrativa, S. C. immobili e impianti;
  • Archivio Soprintendenza B.A.A.A.A.S. Trieste, sezione OPP (LAvori di manutenzione straordinaria del "padiglione E" nel comprensorio di San Giovanni.

Bibliografia:

H.Schloss, Die Irrenpflege in Osterreich in Wort und Bild, Carl Marhold,
 Wien 1912

In celebrazione del cinquantenario dell'ospedale psichiatrico provinciale "Andrea di Sergio Galatti" di Trieste 1908-1958. Spunti storici sull'assistenza psichiatrica in Trieste, a cura di F.M.Donini, La editoriale libraria, Trieste 1959

Andrea Gambardella, Il padiglione sucidi e paralitici, tesina  d'esame in storia delle tecniche architettoniche, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Ingegneria, a.a. 2007-2008;

AA.VV, L'Ospedale psichiatrico di San Giovanni a Trieste Storia e cambiamento 1908-2008, Milano, Electa 2008, pp. 240-241;

Andrea Gambardella, Sistemi costruttivi innovativi negli edifici del nuovo manicomio di Trieste 1903-1908, Facoltà di Ingegneria, Corso di laurea Ingegneria edile, a.a. 1008-2009, relatore D. Barillari.


Presentazione generale

La funzione del padiglione era accogliere i malati sofferenti di incontinenza: una particolare condizione che richiedeva un supporto da parte degli infermieri non solo per il controllo, ma anche di tipo igienico.

Le tavole rinvenute descrivono il progetto del padiglione così come è stato effettivamente realizzato.

La forma dell’edificio è ad H con allineamento del lato lungo simmetrico in direzione trasversale alla massima pendenza del terreno. La distribuzione è organizzata attorno a un corridoio centrale, ai lati del quale si collocano simmetricamente quattro grandi ambienti rettangolari indicati come dormitori, ciascuno da nove letti e dotati, oltre che di sette finestre (sbarrate e senza maniglie per scopo detentivo), di un bagno adiacente con due vasche e dello stanzino del sorvegliante (frapposto all’uscita). Le dimensioni degli stanzoni sono generose e rispondono a criteri di salubrità basati sulla ventilazione e sull’illuminazione naturale. Il blocco centrale, di dimensioni inferiori, accoglie la sala del soggiorno (orientata verso il sole) e l’ingresso al cortile retrostante, recintato da reti metalliche, all’interno del quale era consentito aggirarsi solamente ai ricoverati. I degenti potevano quindi uscire dalla porta sul retro ma non usufruire del parco.

I prospetti principali sono caratterizzati da un notevole sviluppo in lunghezza di un corpo basso (che segue lo spazio di comunicazione) dal quale emergono, distinguendosi per altezza e profondità, tre corpi edilizi rettangolari. Le coperture piane si alternano simmetricamente a quelle a falde. L’adozione di un volume sporgente di altezza minima a conclusione della struttura in entrambi i lati conferisce profondità allo scorcio del padiglione dal viale principale. La decisione di variare l’altezza dei corpi è coerente con la caratterizzazione dei blocchi per funzioni, infatti la presenza di un volume maggiore nelle ali esterne corrisponde all’uso come dormitorio, accuratamente segnalato nelle tavole di illustrazione del progetto originale.

Molto interessante si è rivelata la lettura, dalle tavole, delle coperture a falde inclinate; ed è comunque significativa per la formulazione delle nostre ipotesi la sostanziale mancanza di una descrizione grafica delle opere dei solai.

Nei blocchi, le aperture sono sottolineate da elementi orizzontali, molto semplici, che denotano un certo ordine gerarchico riconducibile alla simmetria assiale; la stessa osservazione può valere per le cornici delle porte e per il bugnato che segna gli angoli del corpo centrale.

Linde e cornici esterne sono in cemento Portland. Nel progetto originale la veranda è decorata da un parapetto e da colonnine in metallo (ghisa); sono inoltre computate numerose cornici, davanzali e gocciolatoi in pietra d’Istria.

Le aperture al di sotto della veranda sono di considerevoli dimensioni e assicurano un notevole apporto di luce al corridoio.

L’utilizzo della copertura a falde nei corpi laterali permette di introdurre in questi ambienti un controsoffitto fortemente raccordato lungo le pareti, probabilmente allo scopo di scongiurare l’accumularsi di polvere e umidità.

La struttura non tradizionale della copertura permette l’innalzamento del soffitto fino a 7 metri senza latenza di volume nel sottotetto e si raccorda molto bene con il controsoffitto.

L’analisi dei preventivi ha rivelato l’utilizzo nei solai di luce maggiore del sistema Matrai, tecnica di realizzazione del cemento armato poco diffusa in Italia e delicata dal punto di vista esecutivo. Una scelta così tecnicamente sofisticata si può spiegare ricordando che, all'epoca, operava a Trieste in ambito portuale l'Impresa Pittel & Brosewetter, quella stessa che ha realizzato edifici con struttura in calcestruzzo all’avanguardia in Europa nell’utilizzo civile. Secondo quanto è emerso dall’indagine sul restauro, i solai originali sono stati sostituiti con tecniche moderne e staticamente più sicure.

Dopo l’anno 2000 l’Azienda sanitaria n. 1 ha affidato ai propri uffici tecnici il restauro di questo padiglione, ora di proprietà dell’Azienda, per destinarlo a sede del Dipartimento di salute mentale. I lavori hanno riguardato il ripristino della copertura a falde nel rispetto della progettazione e della condizione originale.

A seguito di questa operazione hanno trovato sistemazione aule didattiche e uffici al livello principale e un laboratorio nel piano seminterrato.

Immagini d'epoca:

01 02

Immagini attuali:

01 02 03 04 05 06

Disegni:

01 02 03 04

autori scheda:

Andrea Gambardella